ROMA - Al telefono dice: "Si chiamerà Festa della legalità, Palermo, 15 gennaio prossimo, anniversario in cui celebriamo la cattura di Salvatore Riina: vittoria dello Stato contro Cosa Nostra. Sarà una festa pubblica, con musica e qualche racconto".
Ci saranno Gigi D'Alessio e Cristiano De Andrè. Ci saranno tutti i vecchi della squadra, Arciere, Vichingo, Omar, Oscar, Pirata, Nello, Barbaro, Aspide, Ombra. Ci sarà il generale Mario Mori che allora ci guidava. Ci sarà un sacco di gente, servitori dello Stato e popolo, come è giusto che sia". Sarebbe la prima volta, gli dico. "La prima di una serie, se vuole ne parliamo".
Quando vuole. "La trovo io".
Tre giorni dopo sbuca dal flusso della folla. Si mette a camminare di fianco, dice: "Eccomi qua". Ha calzoni mimetici, sneakers ai piedi, giaccone militare verde, sciarpa elastica al collo. È magro e veloce. Sembra un volto tra tanti. Invece è Sergio De Caprio, ex Capitano Ultimo, ora colonnello dei carabinieri, allenato a vivere mimetizzato da quando Cosa nostra lo ha condannato a morte diciassette anni fa. Dal giorno in cui con i suoi nove uomini della Crimor, dopo duecento giorni di indagini, appostamenti e notti insonni bloccarono dentro al traffico di Palermo l'auto su cui viaggiava Toto Riina, gli spalancarono la portiera, lo sfilarono dal sedile, lo stesero sull'asfalto a faccia in giù, gli dissero "Carabinieri! Lei è in arresto" e gli serrarono le manette ai polsi dopo 23 anni, 6 mesi e 8 giorni di latitanza.
Era il 15 gennaio 1993. Ore 8,55. Uscita del condominio di via Bernini 54. Hanno appena fotografato la piccola Citroen guidata da Salvatore Biondino, che scivola con passeggero a bordo in mezzo alle quattro auto appostate lungo le vie di fuga. Aspettano quell'auto da due giorni. Da quando il pentito Balduccio di Maggio ha riconosciuto, in una registrazione filmata davanti a quei cancelli, Ninetta Bagarella, la moglie di Riina. I ragazzi di Ultimo presidiano quell'uscita da dentro la Balena, un furgone bianco scassato parcheggiato sul marciapiede opposto. Segnalano l'auto via radio. Segnalano il passeggero a bordo. Balduccio di Maggio che è con loro in Balena, vede e riconosce il boss. Adrenalina corre.
Le quattro auto meticce degli investigatori si staccano dai marciapiedi e si mettono in scia. Un chilometro di traffico, fino allo slargo del Motel Agip sulla circonvallazione, quando le auto accerchiano, e i ragazzi scendono, bloccano, arrestano, e poi filano via, senza luci, senza sgommate, senza sirene, verso l'approdo della Caserma Bonsignore dove in un minuto si irradia la notizia che allaga le agenzie di stampa, i telegiornali. Mentre tutti i vertici dell'arma convergono intorno a Giancarlo Caselli, il procuratore capo di Palermo, coordinatore delle indagini che sembrano chiudersi proprio in quei minuti, con la prima vittoria dello Stato, sette mesi dopo i boati di Capaci e poi di via D'Amelio.
Da allora la vita investigativa di Ultimo e del suo gruppo di uomini invisibili è diventata una salita. C'è stato il processo per la mancata perquisizione del covo di Riina. C'è stato lo smantellamento della squadra. Arciere è finito a Pinerolo, Vichingo in una stazione di Asti, Pirata, Omar e Oscar si sono dimessi, gli altri dispersi in altri nuclei. Il processo e l'accusa lo hanno reso furente: favoreggiamento di Cosa nostra. L'assoluzione (con formula piena) non ha ancora rimarginato le ferite. "Combattere tutta la vita la mafia e finire sotto processo accusato di averla favorita è un destino che non avevo previsto. Ho vissuto sospeso su un filo a mille metri d'altezza. Senza rete, senza sonno".
La risalita comincia ora. Con l'incarico alla guida del Noe, il Nucleo ecologico dei Carabinieri, una trentina di distaccamenti sul territorio nazionale a caccia di ecomafie, traffici illegali, ecoterrorismo. Ma anche con iniziative fuori dall'Arma, sul territorio, con l'associazione Volontari del Capitano Ultimo, una casa famiglia al Prenestino, 30 ettari di periferia romana, assegnata dall'allora sindaco Veltroni, confermata da Alemanno, risistemata, con 600 mila euro, grazie a Raul Bova, l'attore, e alla nazionale cantanti, dove verranno ospitati ragazzi difficili, "i più deboli, gli ultimi".
E adesso con questa serata al Palauditore di Palermo, la Festa della legalità. Nessun problema per la sicurezza? Ultimo sorride: "La sicurezza è un problema del Prefetto. Ma noi possiamo sempre dare una mano, visto che ci saranno tutti i vecchi dei Reparti speciali, quelli del nucleo scorte di Palermo, un sacco di brava gente".
La serata, con il pianoforte di Gigi D'Alessio e la chitarra di Cristiano De Andrè, servirà a raccogliere fondi per inaugurare la Casa famiglia, e anche un po' a raccontarsi. "E ringraziare i servitori dello Stato, quelli che ogni giorno danno la vita e qualche volta il sangue. Quelli che non hanno mai fatto trattative con la mafia, perché con la mafia non si tratta, ma si accerchia, si isola e si distrugge". Per raccontare un po' di quegli istanti che hanno nutrito le loro vite e la loro solitudine. "Per regalarci un po' di luce, dopo la penombra".
Fonte - La Repubblica -
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Il Capitano Ultimo torna a Palermo.
Marco Travaglio - Carnevale in Cassazione -
Il famoso impegno a non vendere Alitalia a stranieri dei 16 "patrioti" della CAI in realtà non esiste, lo ha confermato Colaninno alla Baganelli. In un provvedimento riguardante tutt'altro era stato aggiunto un emendamento, chiamato salva Tanzi, salva Geronzi ecc., con il parere favorevole del governo che impediva di procedere per bancarotta fraudolenta se non c'è il fallimento dell'azienda. Siccome le imprese, tipo Parmalat, si fa di tutto per non farle fallire, i responsabili dei crac l'avrebbero fatta franca. Questa legge salvava anche i manager di Alitalia. Geronzi è imputato per il crac Cirio e per quello Parmalat. L'opposizione non se n'era accorta ma per fortuna in Italia c'è ancora qualche giornalista in gamba. I maligni dicono perché Geronzi è difeso dall'avvocato di D'Alema e ha aiutato i DS a liberarsi dai debiti. Chi ha fatto un figurone è stato Tremonti che ha detto "o ritirate l'emendamento o mi ritiro io". La fabbrica delle leggi ad personam è quotidiana: la formula è sempre la stessa, un amico ha bisogno di risolvere un problema? gli si cuce addosso un provvedimento ad hoc. In sei mesi dalle elezioni, in 4 mesi di attività parlamentare siamo già arrivati a sei leggi ad personam un vero record. L'ultima è a favore di Corrado Carnevale, giudice ammazzasentenze che favoriva obbiettivamente Cosa Nostra annullando tutti i processi per cavilli legali. Gli è stata cucita addosso una leggina apposita per farlo diventare Presidente della Corte di Cassazione. Secondo alcuni pentiti di Mafia annullava le sentenze perché era colluso con la mafia, in appello fu condannato, ma poi la Cassazione ha annullato la sentenza, no nel merito ma per i soliti cavilli.
Altra legge ad personam per Corrado Carnevale giudice ammazzasentenze e nemico giurato di Falcone e Borsellino.
ROMA - E adesso c'è un record anche per le leggi ad personam. Anzi: doppio record. Stessa persona come beneficiario e stesso governo. Sempre Berlusconi, of course. E con un "graziato" di tutto rispetto, Corrado Carnevale, la toga che fu nota come "l'ammazzasentenze", per via dei processi di mafia che annullava dalla Suprema corte per vizi formali.
Che osò perfino dare del "cretino" a Giovanni Falcone, perché "certi morti io non li rispetto". Ma Carnevale è nel cuore della destra. Gli fecero una leggina ad hoc nel 2003, per ripescarlo dalla pensione dov'era finito quale imputato in un processo per mafia, gliene rifanno una per consentirgli di concorrere all'unico incarico che desidera, il posto di primo presidente della Cassazione. Ci arriverà alla veneranda età di 80 anni, ci potrà restare fino ai suoi 83, anche se i colleghi vanno in pensione a 75. Appena ieri, a Taormina, davanti ai giovani avvocati, il Guardasigilli Alfano ha vantato i meriti del Csm perché "svecchia" i capi degli uffici. Ma per Carnevale, l'unico che si è vantato d'essere l'ispiratore della prima norma a suo favore, ben venga un'eccezione.
Lodo Alfano, lodo Consolo, lodo Geronzi. Eccoci al lodo Carnevale. Partorito giovedì 9 ottobre, al Senato. Infilato nel decreto legge che dà più soldi ai magistrati in marcia verso le sedi disagiate. Lo propone Luigi Compagna, docente di dottrine politiche, d'origini repubblicane, oggi forzista. A leggerla, la minuscola norma pro-Carnevale, è incomprensibile, ma significa tanto. Dice così: "L'articolo 36 del decreto legislativo 5 aprile 2006 n.160, come modificato dall'articolo 2 comma 8 della legge 30 luglio 2007 n.111, è abrogato". Vuol dire: la disposizione dell'ordinamento giudiziario dell'ex Guardasigilli Clemente Mastella (2007) per cui, chi fu graziato nel 2004 e ottenne la ricostruzione della carriera non può ottenere posti di vertice oltre i 75 anni, "è abrogata". La Mastella cancellava la Castelli che invece non poneva limiti d'età. Ora si torna indietro. E si dà via libera a Carnevale.
In aula, la proposta di Compagna ottiene il placet del governo per bocca del sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, ex toga di Unicost candidata da Berlusconi. L'opposizione, stavolta (e non come per il lodo Geronzi), reagisce. Il democratico Felice Casson chiede il voto elettronico. Su 271 presenti, 159 sono a favore, 111 contro. Dice l'ex pm di Venezia: "La maggioranza aveva proposto la norma in commissione, ma il governo era contrario. Poi rieccola in aula. Io e Gerardo D'Ambrosio ne abbiamo ragionato e il nostro è stato un no convinto". E' veramente allucinante la spudoratezza di questo governo! Vuole mettere al vertice della Corte di Cassazione un giudice che ha oggettivamente aiutato i mafiosi e che odiava chi invece la mafia la combatteva veramente. L'opinione pubblica si deve svegliare! Ecco un video riassuntivo della "carriera di Carnevale"
Fonte - La repubblica
Lucarelli a Blu Notte - Inchiesta sui rapporti mafia-politica.
Inchiesta documento di Carlo Lucarelli che spiega i rapporti della mafia con la politica a partire dall'omicidio Dalla Chiesa fino ai giorni nostri. La solta nel 1986 quando 120 detenuti mafiosi dell'Ucciardone chiesero di votare e votarono PSI. Ma il candidato socialista eletto Claudio Marteli portò a Roma Giovanni Falcone e sposò le sue idee. Fu inaugurata la stagione delle stragi. "Fare la guerra per fare la pace" diceva Totò Riina. Leoluca Bagarella fonda il movimento Sicilia Libera ma la cosa non decolla. Poi scende in campo Berlusconi e non voglio anticiparvi i risultati dell'inchiesta- documento di Lucarelli.